Le nostre case ai tempi del Coronavirus

E poi, all’improvviso, è arrivato il Coronavirus. Veloce, inaspettato. E ha cambiato le nostre vite.

Senza preparazione, siamo tenuti a vivere la stessa innaturale esperienza di isolamento che vivono gli astronauti nella stazione spaziale (ma senza galleggiare) rimanendo confinati nello stesso spazio chiuso 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza uscire di casa per settimane che diventano mesi.

Ed è così – con l’isolamento sociale – che la casa è diventata l’indiscussa protagonista della nostra vita: la pandemia di Coronavirus ci ha costretto a fare i conti con l’ambiente in cui viviamo, a rivalutare o a mettere in discussione le scelte che abbiamo (o non abbiamo) fatto, a capire che la nostra abitazione ha un immenso potere sulle nostre vite, nel bene e nel male.

Prima spesso vivevamo le nostre case distrattamente, superficialmente, magari solo di passaggio per cambiarci tra un’uscita e l’altra o per qualche minuto davanti alla TV prima di andare a dormire.
Ora, dopo tanti giorni di quarantena, siamo ormai tutti perfettamente consapevoli dei difetti e dei limiti delle nostre case, e anche dei loro – forse sottovalutati – pregi. Abbiamo capito che potrebbero essere ancora più confortevoli, sane e piacevoli da vivere. Di più: che dovrebbero esserlo.

Finalmente ci siamo resi conto dell’importanza del buon interior design. Non per avere una casa “bella” o “da rivista”. Macché. La questione non è legata all’estetica o allo stile, è invece sostanziale: si tratta di qualità della vita, di comfort, di benessere psicologico e fisiologico, di protezione dai pericoli.

E quindi, che cosa ci ha insegnato questa pandemia sulle nostre case? E che effetti avrà su di loro a breve e lungo termine?

Carcere o nido?

Che la chiamiate “neuroarchitettura” o “psicologia architettonica“, serve. Molto. Moltissimo.

Per fare chiarezza: la neuroarchitettura è una disciplina scientifica che studia come le caratteristiche dell’ambiente influenzino lo stato fisico e mentale delle persone e, quindi, le emozioni, i pensieri e i comportamenti. Ci spiega perché alcuni ambienti ci rendano sereni, felici, creativi, produttivi e perché altri invece ci mettano di cattivo umore, ci causino ansia, stress e malesseri, ci rendano poco produttivi e concentrati e ci facciano commettere errori.

Non tutti sapranno o impareranno il nome di questa disciplina, ma sicuramente ne cercheranno attivamente gli effetti benefici, perché tutti abbiamo bisogno di case che ci facciano stare bene.

In caso di permanenze forzate, la stessa casa può o rivelarsi un carcere fonte di stress e frustrazione oppure diventare un nido protetto in cui trascorrere le ore serenamente, migliorando il nostro benessere psicologico e fisico, permettendoci di dedicarci alle nostre attività preferite, sostenendoci nei momenti di difficoltà.

La differenza, indovinate un po’, la fa proprio la progettazione degli interni.

Un po’ di privacy, please

L’isolamento forzato è negativo e frustrante, ma l’isolamento volontario invece è positivo: si chiama “privacy”.

Soprattutto durante una permanenza molto lunga condivisa con altre persone, una casa ben progettata deve permetterci di socializzare quando lo vogliamo, e di stare emotivamente e fisicamente da soli con noi stessi quando ne sentiamo il bisogno, isolandoci visivamente e uditivamente. Il concetto fondamentale è che dobbiamo poter scegliere quando e se interagire con gli altri.

Mentre la soluzione più immediata può sembrare la rinuncia alla pianta aperta con un ritorno alle stanze separate, è anche vero che ci sono molte soluzioni di arredamento non necessariamente invasive o costose. Inoltre, anche la tecnologia ci può aiutare a non doverci chiudere in bagno per avere un po’ di quella agognata privacy che stiamo cercando.

È l’ora dell’home-office

Una stessa stanza deve poter servire a diverse funzioni nell’arco della giornata, trasformandosi e riconfigurandosi con semplicità in base alle necessità di ognuno.

In questi giorni di quarantena, lo smart working ha contribuito a far emergere questa esigenza, dettando nuove necessità che finora appartenevano solo ad alcuni freelance, come ad esempio poter trasformare una stanza o un angolo di casa in un mini-ufficio confortevole e adeguatamente isolato per ogni membro della famiglia che lavora oppure poter avere una buona illuminazione per le conference call e uno sfondo piacevole da mostrare in video.

Non solo: potremmo perfino veder nascere la tendenza a portare l’ufficio in casa, con zone stabilmente dedicate all’home office.

L’igiene prima di tutto

Alzi la mano (accuratamente lavata per 60 secondi) chi in questi giorni non è diventato più sensibile e attento all’igiene della casa e alla disinfezione delle superfici. Dall’inizio della pandemia di Coronavirus sui motori di ricerca sono aumentate a dismisura le ricerche su queste tematiche, che sono entrate dritte tra i trending topics.

Come riflesso cominceremo a vedere alcuni interessanti cambiamenti nelle nostre case.

Pensiamo all’ingresso, vero filtro tra il mondo esterno contaminato e l’interno sicuro della casa, che negli ultimi anni è stato eliminato per recuperare spazio nella zona giorno. Potrebbe tornare in auge – come ambiente separato nelle case più spaziose o come semplice armadio in quelle più piccole – come zona di sicurezza indispensabile per togliersi le scarpe, le borse e i cappotti al rientro a casa, come indicano gli esperti. O per appoggiare la spesa e i pacchi consegnati dai corrieri in attesa di eliminare scatole e shopper senza portarle in casa.

E non faremo più attenzione nella scelta dei materiali per pavimenti, rivestimenti e arredi? Oltre ad essere piacevoli esteticamente, dovranno aiutarci attivamente a difenderci da germi, virus e batteri, per cui verranno privilegiati quelli igienici, antibatterici, non porosi, facili da pulire e disinfettare.

E anche la tecnologia ci aiuterà ad avere una casa sana, con una nuova generazione di purificatori d’aria, di sistemi per il filtraggio dell’aria e delle acque, di igienizzatori per ambienti e superfici.

E se il Coronavirus è entrato in casa?

Ad alcune persone si è prospettata la sfortunata necessità di isolare per lungo tempo uno o più membri della famiglia positivi al Coronavirus. Gli esperti consigliano ai familiari di evitare tutti i rapporti diretti con queste persone, dedicando loro – se possibile – una stanza dotata di bagno per rimanere del tutto separati e minimizzare così le possibilità di contagio all’interno della famiglia.

Ovviamente una soluzione del genere non è possibile per tutti a causa delle dimensioni e della distribuzione interna della maggior parte dei nostri appartamenti.

È un problema nuovo, di cui finora fortunatamente non si era sentita la necessità, ma che potrebbe condizionare le persone nella scelta della nuova casa o gli architetti nei loro futuri progetti residenziali.

La natura all’interno

Dopo così tanti giorni passati all’interno, tranne qualche sporadica e veloce uscita per gli approvvigionamenti, tutti noi sentiamo forte la mancanza dell’aria aperta, della natura, del verde delle foglie, del calore del sole. E allora ecco che la terrazza, il micro terrazzino, il giardino, l’aiuola condominiale, perfino un davanzale possono trasformarsi in una vera e propria boccata di salute.

Non dimentichiamo che moltissime funzioni del nostro corpo sono tarate per una vita nella natura: fior fior di ricerche (ma ve ne siete accorti anche da soli) dimostrano che la mancanza di spazi verdi ha un’influenza negativa sulla nostra capacità di gestire lo stress, mentre, al contrario, l’essere circondati dal verde – anche solo attraverso una finestra – riduce lo stress, migliora l’umore e il sistema immunitario, perfino il tono muscolare. Anche i nostri occhi sono ottimizzati, tra tutti i colori, per il verde. Senza contare che le piante contribuiscono attivamente al miglioramento della qualità dell’aria interna.

Ecco quindi che il verde, sia fuori sia dentro casa, costituisce un fattore importante per la nostra salute. E bisogna trovare il modo per inserirlo (o aumentarlo) all’interno delle nostre case, dalle semplici ma rigogliose piante in vaso, a piccole coltivazioni di erbe e ortaggi, fino ai giardini verticali che ricoprono intere pareti.

Le stanze assomiglieranno sempre di più ai giardini, e gli spazi esterni si fonderanno con quelli interni in una nuova continuità.

Nicoletta Bertolissi

Sono un architetto, interior designer e creative director di Udine.

Grazie a un approccio multidisciplinare che lega il design d’interni alla psicologia, alla fisiologia e al marketing esperienziale, progetto ambienti – aziendali, commerciali e domestici – le cui caratteristiche sono in grado di influenzare positivamente le persone che si trovano al loro interno. Mi occupo anche di direzione creativa e design.